Come si diventa astronauta professionista: requisiti e selezione

21 maggio 2020

Fare il mestiere di astronauta è il sogno comune di giovani donne e uomini; realizzarlo non è facile, ma nemmeno impossibile. Vediamo insieme quali sono i primi requisiti e come si affronta la selezione.

 

Volare nello spazio è uno dei sogni più diffusi fra i più piccoli. Credo che i bambini vedano negli astronauti i moderni esploratori, la cosa più vicina a degli avventurieri stellari. Non che gli adulti immaginino cose poi così diverse: per tanti, gli astronauti sono donne e uomini pronti a sfidare sé stessi e l’ignoto per raggiungere mete impossibili.

Come sempre c’è una notevole differenza fra sogno e realtà. Molti confondono il provare qualche giorno in microgravità e la possibilità di guardare la Terra da lassù - cioè quello che farebbe un turista in vacanza - con una vita dedicata a una professione esaltante, certo, ma estremamente impegnativa.

Di quelli che hanno ben chiaro quanta dedizione e quali sacrifici imponga la professione di astronauta e magari abbiano mancato l’obbiettivo già una volta, pochi continuano “da grandi” a perseverare per realizzare quel sogno di infanzia.

Tra formazione, background, competenze, caratteristiche fisiche ed esperienze richieste, si hanno spesso le idee confuse sui requisiti che è necessario soddisfare o sul percorso da affrontare per poter lavorare oltre l’atmosfera. Nelle prossime righe vedremo insieme cosa serve per diventare astronauta professionista. Quindi passeremo in rassegna qualche consiglio su come prepararsi per affrontare la selezione.

Quali sono i requisiti?

Oggi sono le agenzie e gli enti spaziali nazionali a condurre le selezioni per acquisire i candidati da inserire nel loro corpo astronauti. Di solito i requisiti di base sono simili a livello mondiale: una laurea tecnica, la conoscenza approfondita della lingua inglese, una condizione psicologica e fisica normale (quest’ultima impone anche misure antropometriche minime e massime).

Una selezione però è unica, perché ogni agenzia ha le sue metodologie specifiche: può per esempio cambiare il livello minimo di laurea richiesto, in alcuni casi è ricercata un’esperienza lavorativa in un ambito preciso. Inoltre ogni agenzia affina di volta in volta i dettagli per far combaciare al meglio i candidati con le esigenze del corpo astronauti nel prossimo futuro. Per esempio: è previsto si vada su Marte? Quindi c’è bisogno di geologi, medici, fisici, ingegneri, agronomi. C’è un veicolo che necessita di pilota, come fu per lo Space Shuttle americano? Allora si cercheranno anche piloti collaudatori.

I requisiti di base sono generalmente “semplici” da soddisfare ed è comune che nelle fasi iniziali di una selezione ci siano centinaia se non migliaia di candidati con tutte le carte in regola. Solo pochi di loro, però, diventeranno astronauti: nel 2009, all’ultima selezione dell’Agenzia Spaziale Europea, si presentarono più di 9mila candidati. Alla fine l’Esa ne scelse sei.

Quindi, una volta soddisfatti i criteri basilari, che cosa bisogna avere/fare/dimostrare per essere scelti dalla commissione di selezione fra coloro che arriveranno in fondo?

Non credo sia possibile rispondere in modo diretto o semplice a questa domanda. In generale direi che le commissioni di selezione puntano a verificare quanto il candidato sarà capace, in futuro, di svolgere una professione che richiede: acume intellettuale, intraprendenza, disciplina (che non significa obbedire agli ordini), curiosità, un pizzico di temerarietà, competenze tecniche, capacità di apprendimento (imparare velocemente e riuscire a fare in maniera decente cose molto diverse), velocità di adattamento a qualsiasi situazione (incluso isolamento e confinamento), abilità nella gestione di situazioni anomale (come un’emergenza), attitudine al lavoro di gruppo, precisione e dedizione nell’esecuzione dei propri compiti, capacità di sostenere e gestire un’immagine pubblica, magari anche popolare, modestia, simpatia, buon umore, disponibilità a essere un buon gregario pronto, quando e se serve, ad assumersi le responsabilità del leader.

Quello delle commissioni non è un lavoro semplice anche perché, almeno a livello europeo, si aggiungono al gioco parametri come la nazionalità di appartenenza o il genere, elementi che devono comporsi per rispondere ai piani e alle strategie dei Paesi membri. Insomma, se da una parte credo di aver trasmesso quanto sia difficile essere scelti per diventare astronauti, dall’altra sono convinto che fare l’esaminatore non sia molto più semplice.

Accademia aeronautica. È necessaria?

Una delle domande che mi vengono fatte più spesso riguarda la necessità di provenire da una Forza armata, o, più nello specifico, dall’Aeronautica Militare. Al contrario di quanto si creda, un percorso formativo di questo tipo oggi non è né richiesto né indispensabile: l’Esa non ha veicoli che necessitino di piloti. Va detto che essere pilota, pilota militare o addirittura collaudatore, permette alla commissione selezionatrice di avere più dati oggettivi per verificare la rispondenza a quell’elenco/identikit riportato qualche riga fa. Bisogna tener presente, però, che appartenere a una Forza armata è una vocazione, una vocazione che occorre essere pronti a sostenere fino in fondo. Fare una scelta di questo tipo con la certezza di diventare astronauti, oggi, è senza dubbio un azzardo. D’altra parte essere selezionati dall’Agenzia Spaziale Europea come astronauti significa appendere la tuta da pilota al chiodo. Bisogna esserne consapevoli, per affrontare questi percorsi e le loro conseguenze con la serietà che richiedono.

Che cosa consiglio, quindi, a chi sta pensano di presentarsi a una selezione?

Anzitutto di espandere le proprie conoscenze tecniche di base in qualsiasi campo. Consiglio poi di essere curiosi, intraprendenti, di acquisire consapevolezza dei propri limiti fisici e psicologici e poi provare, costantemente, a spostarli più in là. Consiglio di usare le mani e la testa per capire come intervenire, diagnosticare, riparare qualsiasi oggetto o apparecchiatura. Suggerisco di praticare sport sia individuali che di squadra e a qualsiasi livello, non solo agonistico. Di cimentarsi in esperienze inusuali, perché abituano a lavorare in condizioni estreme: il paracadutismo, le immersioni subacquee, il pilotaggio, la roccia, la speleologia.

Altrettanto utili sono le esperienze all’estero, dove ci si deve confrontare con culture, abitudini e lingue diverse e dove per questo si è costretti ad ampliare le proprie prospettive personali. Così come aiuta essere membri attivi in gruppi di studio, lavoro, gioco, vacanza, visto che tutte queste esperienze stimolano le relazioni e preparano all’attività in team. Last but not least, come direbbero i miei colleghi anglofoni, è fondamentale avere anche qualche passatempo e coltivarlo con passione: suonare uno strumento, disegnare, scattare fotografie, curare una collezione.

Nessuna di queste esperienze è strettamente necessaria, ma ognuna di loro e tante altre simili permettono la crescita personale e dimostrano oggettivamente alla commissione esaminatrice due delle caratteristiche più ricercate: capacità e flessibilità del candidato.

Consiglio finale

A costo di sembrare spietato, bisogna essere realisti e prima ancora di provare a realizzare le proprie ambizioni extraterrestri è bene costruirsi una professione “usuale”, attraverso la quale realizzarsi e sentirsi soddisfatti.

Diventare astronauti professionisti è un sogno difficile da realizzare non tanto perché il ruolo implichi essere perfetti, ma per la carenza dei posti disponibili: ci sono poche, pochissime posizioni aperte per cui sono pochi, pochissimi coloro che riescono ad arrivarci. Nella stragrande maggioranza dei casi, peraltro, chi corona il proprio sogno lo fa grazie a una combinazione di capacità personali e condizioni contingenti, diciamo “al contorno”, che nessuno può illudersi di controllare.

Il che, beninteso, non deve demoralizzare. Al contrario, credere nel proprio sogno e dare il massimo per realizzarlo sono ingredienti indispensabili per chi voglia davvero intraprendere questa carriera. Invece di sentirsi sconfitti in caso non si superi una selezione, è bene capire come riprovarci la volta successiva. Sia chiaro, parlo per esperienza personale: a me è andato bene il terzo tentativo.

Per finire, a un certo punto occorre anche capire e soprattutto accettare che questo sogno possa rimanere irrealizzato. Anche in questo caso sappiate che non tutto è perduto: andare nello spazio, sebbene non da professionisti, sarà un’esperienza “ordinaria” nel futuro prossimo, quando il turismo oltre l’atmosfera diventerà via via più accessibile. C’è già stato chi, pur non essendo diventato astronauta professionista, non solo ha trovato piena soddisfazione in un altro lavoro, ma grazie ai propri guadagni (cifre che, detto fra noi, da astronauta sarebbero state irraggiungibili) si è pagato comunque un “passaggio” nello spazio.

Buona fortuna e Godspeed!

 

 

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